I soldi e la guerra

Seguire la traccia dei soldi. E’ questa la lezione principale che ci ha insegnato il Giudice Giovanni Falcone. La sua intelligente e lungimirante intuizione, ai suoi tempi e tutt’ora, è stata utile per combattere la mafia e contrastarne il potere. Quella lezione giudiziaria e politica si palesa in tutta la sua forza e valenza interpretativa di una storia che prende le sue mosse da lontano, si volge nel corso del suo scorrere nel tempo, e purtroppo nell’attualità si rinnova nei suoi aspetti più tragici, riproponendo scenari di guerra, di terrore, di sofferenza, di morte, in una sola parola: di guerra.

Dalle cronache quotidiane apprendiamo che paghiamo un miliardo di euro al giorno di gas proveniente dalla Russia. In questo momento il flusso di gas proveniente da un paese che sta facendo una guerra invadendo uno Stato sovrano, è il più alto mai registrato in tempi recenti.

Le importazioni sono incrementate sia in valore assoluto sia in percentuale sui consumi passando dai circa 20 MLD di mc del 2011 ai 29 MLD di mc del 2021. Nel contempo da un anno all’altro il costo a mc è quintuplicato. E’ di tutta evidenza la contestualità e la correlazione tra i due fenomeni. E’ facilmente comprensibile collegare il massiccio afflusso di risorse finanziarie nella casse del paese esportatore ed il loro utilizzo, da parte del medesimo, di quelle stesse risorse in spese per armamenti militari e del loro impiego in una guerra verosimilmente programmata già da molto tempo. Paradossalmente, in termini macroeconomici e geopolitici l’Europa, che importa il 43% del suo fabbisogno di gas naturale dalla Russia, ha e sta finanziando una guerra che non vuole, una guerra che cerca di arginare con le c.d. sanzioni (economiche, finanziarie e commerciali), una guerra che ha provocato e continua a provocare un aumento generalizzato dei prezzi al consumo e dell’inflazione, una guerra per la quale sopportiamo e sopporteremo crescenti costi per l’accoglimento dei profughi dall’Ucraina, una guerra che ha scosso le coscienze dei cittadini europei, una guerra contro la quale Papa Francesco con atto di inusitata umiltà e conciliante, alta diplomazia si è recato presso l’Ambasciata Russa per chiedere la pace.

Per di più si assiste ad un grandioso incontenibile sforzo di umana solidarietà da parte dei cittadini italiani nello stesso momento in cui l’aumento generalizzato di tutti i prezzi impone sacrifici e rinunce specie per i ceti meno abbienti. Lo stretto connubio, l’indifferibile collegamento tra la finanza e le spese per fare una guerra, non è affare recente. Non a caso un vecchio proverbio francese recitava “c’est l’argent qui fait la guerre” cioè sono i soldi a fare la guerra.

Si ricorda che il maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, famoso per la sua avarizia, disse a Luigi XII di Francia che per fare la guerra con successo sono necessarie tre cose: il primo il denaro, il secondo il denaro, il terzo il denaro.

MDL Giuseppe Taddei

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Pubblicato da maestrilavoro

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