La guerra: uno strano discorso dentro me stesso

di Giuseppe Ferraro

Dio è senza ragione. L’ho capito bene, adesso. Dio è senza ragione. Non potrebbe averne. A cercare le ragioni si perde la grazia e il dono, si perde la bellezza e la voce di un bambino, si resta indifferenti alla violenza.
Chi non si dispiace nemmeno ha un Dio. Chi ha ragione perde il “ben dell’intelletto” e la memoria dell’umano, non sa offrire se stesso, non soffre.
È una voce, “Ukraina”, un paese, un accento, un volto, un mondo intero.
Non c’è una ragione per spiegare la guerra, non c’è una ragione per dimostrare Dio. Sono due vie, siamo a un bivio. Se mi metto a ragionare di chi è questa guerra e chi la sta combattendo, perdo la parola, il conto delle parti si sovrappone al racconto della disperazione di chi è messo ai confini, in attesa di un convoglio su un binario che si estende all’infinito dell’assurdo.
Si diceva “mettere in salvo donne vecchi e bambini”. Non era per salvare i più fragili, ma per mettere in salvo il presente, il passato e il futuro. Era per salvare la memoria e ritornare a vivere.
È uno strano discorso questo che sto facendo dentro me stesso. Chi lo legge dirà che ho perso la ragione. Ed è così, l’ho persa, perché non c’è ragione che possa spiegarmi la sofferenza della guerra, perché non c’è ragione a vedere distrutte palazzine uguali a quelle delle periferie. La guerra la subisce chi non la vuole.
Bisogna ispirarsi a Dio, e non per una confessione scritta su un libro da recitare in lamento. Bisogna ispirarsi a Dio e fare l’impossibile per soccorrere chi perde casa e legami. Ogni volta che ci si mette a un tavolo per fare trattati di pace si continua a prolungare la distruzione, la sofferenza. Ogni volta al tavolo delle ragioni degli uni contro gli altri, ognuno a difendere le proprie, si finisce col prolungare all’infinito quel binario di disperazione senza destinazione.
Sempre la pace scritta dei trattati è la registrazione dello stato di forza di chi vince la sua guerra insieme a chi l’agisce e a chi vi partecipa a distanza per spartirsi il mondo. La pace non si scrive, non ammette ragioni.
Non ci sono ragioni, né si può stendere un decalogo di guerra per procura, come pure ho letto questa mattina sul giornale. C’è solo da andare a presentarsi coi mezzi propri là dove viene distrutto l’umano, c’è solo da soccorrere chi viene lasciato così brutalmente fra le macerie.
Dio è senza ragione. La guerra è senza ragione. Bisogna scegliere. Sono due vie. Anche la parola “arma” in greco antico apre a un bivio di significati: “arma” è “carro” così “arma” “unione”, “legame”, “concordia”, prefisso di armonia.
Dio è senza proprietà, la pace è senza trattato, non si aspetta

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Pubblicato da maestrilavoro

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