Il baratto all’origine del denaro

 Continia da la guerra e i soldi

Ma a quale denaro ci si riferisce. Come ampiamente noto l’origine del denaro è stato il baratto. Non sempre, però, ci poteva essere interesse a scambiare merci di cui non si aveva bisogno. (N.d.r. la storia recente ha fatto rivivere il baratto con lo scambio tra armi e petrolio, tal volta tra armi e droga).

Ci si rese conto quindi che era necessario trovare un qualcosa da utilizzare come unità di scambio che fosse facile da trasportare, approdando in tal guisa al concetto di denaro. Inizialmente si usarono il mais o il sale da cui è derivata la parola salario e poi stipendio. Tuttavia ci si accorse che il mais marcisce ed il sale se si bagna perde il suo valore. Da qui si passò al conio delle monete con l’utilizzo dei metalli preziosi come l’oro e l’argento. La circolazione monetaria però non era semplice. Dopo l’età romana, nel medio evo, le transazioni continuavano ad essere fatte in fiorini, ducati, genovini d’oro oppure in monete d’argento. I mercanti viaggiavano con sacchetti di angeli d’oro e potevano essere derubati o ancora peggio perdere la vita. Per evitare gli agguati, si pensò, quindi, di provvedersi di una c.d. carta o lettera di credito. Nacque così il cambio traettizio. Ad esempio l’importatore delle Fiandre versava angeli d’oro ad un banchiere di Anversa e, con una sua lettera, si presentava a Firenze per ritirare al bancus, cioè dal banchiere, la somma concordata in fiorini. Viceversa i compratori fiorentini versavano fiorini al banchiere locale e sempre muniti di una lettera di credito si presentavano nelle Fiandre per prelevare angeli d’oro.

In tal modo la borsa d’oro era sostituita da un semplice messaggio la cui autenticità era garantita da firme e ceralacche. Con l’avanzare della tecnologia e della innovazione dei processi finanziari con l’introduzione del telex la pergamena fu sostituita da una stampante collegata ai fili del telefono. Restava comunque il problema che il telex poteva essere falsificato, o perdersi per strada in caso di caduta della linea telefonica, oppure essere scritto in maniera ambigua e dare luogo ad equivoci sull’importo o sul destinatario dei fondi. E’ in questo conteso che nasce SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecomunication) una cooperativa di banche che sviluppa uno standard di codifica per garantire sicurezza dei messaggi, chiarezza dei contenuti, protezione del sistema da guasti e da attacchi esterni. ( N.d.r. Questo meccanismo di messaggistica non entra nel merito di come sorgano e debbano essere compensati crediti e debiti tra banche, intermediari finanziari, fondi di investimento, Borse, depositari di titoli, casse di compensazione e garanzia. Se ne fa cenno poiché negli ultimi giorni, tra le sanzioni imposte, c’è anche l’esclusione dal sistema di un certo numero di banche russe. In pratica il blocco selettivo che non comprende, quindi, tutto il sistema delle banche russe, è motivato dalla necessità/opportunità di garantire il pagamento delle forniture di gas ed evitare la crisi energetica nei paesi europei.)

Per altro l’efficacia del blocco è quanto meno dubbia e/o relativa per alcune delle seguenti ragioni. Le banche russe sanzionate possono canalizzare i loro flussi finanziari verso altri istituti (domestici oppure esteri) con i quali intrattengono rapporti di conto che a loro volta sono ancora connessi a SWIFT. Esistono circuiti di messaggistica alternativi. C’è SPFS (sistema peredachi finansovykh soobscheniy ovvero system for transfer of financial messanges) sviluppato proprio dalla Russia che può facilitare i trasferimenti di valuta con i c.d. paesi non allineati come India e Cina.

La stessa Cina dispone di un sistema di messaggistica chiamato CIPS (cross border interbank payment system) utilizzato dal paese del sol levante per canalizzare i flussi finanziari da e per le istituzioni estere. Infine, ma di modesta rilevanza, vi è il californiano Ripple detto anche protocollo di transazione Ripple un “real time cross settlement” cioè trasferimento di fondi in tempo reale. Oltre alla veicolazione, relativamente al monitoraggio dei flussi finanziari si osserva che la quota parte di transazioni internazionali extra SWIFT, al di fuori dei canali ufficiali vanno a confluire in un cono d’ombra, in un limbo dove le normative antiriciclaggio non funzionano, non se ne ha contezza ai fini statistici ed ai fini cognitivi delle correlate variabili economiche. In poche parole se la Russia esce da Swift anche lo Swift esce dalla Russia e l’Occidente perde qualsiasi tipo di conoscenza delle operazioni finanziarie del blocco Orientale.

Ritornando a Gian Giacomo Trivulzio (1440-1518) militare, condottiero, politico e spregiudicato combattente, in passato prima di lui e poi dopo di lui il legame tra soldi e guerre è stato sempre stretto e si è ripetuto e riproposto nel tempo. Si ricorda, nel recente passato, la guerra arabo israeliana dello Yom Kippur dell’ottobre 1973 che portò all’embargo da parte dei paesi produttori di petroli facenti parte dell’OPEC. Allora i paesi arabi, oltre a tagliare la produzione e sospendere le forniture all’America, come ritorsione alle forniture militari USA ad Israele, aumentarono il prezzo del petrolio portandolo da 3 a 12 $ a barile. I meno giovani, come lo scrivente, ben ricordano le c.d. “domeniche a piedi”, la disaffezione verso le quattro ruote, la crisi del mercato automobilistico.

In quell’anno 1973 Ibrahim Oweiss professore di economia alla Georgetown University coniò il termine “petrodollaro” per descrivere la situazione che si era venuta a creare nei paesi OPEC la cui bilancia commerciale era espressa e si sosteneva facendo perno sulla moneta americana per gli scambi e come riserva di valuta. I petrodollari rappresentavano l’enorme quantità delle risorse finanziarie, espresse in $, che si erano andate a formare nella disponibilità dei paesi produttori di petrolio. Quella stessa massa monetaria si riversò, poi, nel sistema economico mondiale con effetti destabilizzanti sull’intero sistema. Con inversione dei termini di paragone, passando dal profano al sacro, si rammemorano i trenta denari simbolo del tradimento per la transazione, tangente più famosa ed iniqua della storia. Per 30 denari Giuda vendette Cristo consegnandolo alla morte. Giuda si pentì, restituì i denari ai sacerdoti e si impiccò. I 30 denari furono utilizzati per acquistare un terreno nel quale seppellire il traditore denominato Akeldamà o Aceldamà cioè campo di sangue nome aramaico dei luoghi sacri di Gerusalemme. Come ricordato da Papa Francesco in una omelia di qualche anno fa (2018) Cristo disse: non potete servire due signori, “non potete servire a Dio e a Mammona”. Mammona non è tanto la ricchezza in sé quanto l’uso che se ne fa, il suo uso a volte diabolico che sfocia nella avidità, nell’avarizia e che finisce per essere trasformato in un idolo; diversamente se ne può fare, e nel corso della storia se ne è fatto, un uso sano, benigno, bonario, giusto, propizio, morale, come l’elemosina, oppure formativo, culturale, di sviluppo e conservazione della bellezza artistica ed ambientale, per costruire e tramandare la memoria storica di un popolo, ovvero della intera umanità.

In tale contesto si innesta la categoria del mecenatismo. Il termine prende il nome da Gaio Cilnio Mecenate vissuto nel I secolo a.C.. Egli fu protettore e benefattore di artisti come Orazio e Virgilio in età Augustea e si prodigò per celebrare lo sviluppo artistico e politico della città di Roma. Proseguendo, per brevità, facendo un lungo passo avanti nel tempo, si arriva nel 1500 l’epoca del Rinascimento quando nascono le signorie. In quel periodo ogni famiglia si preoccupava della realizzazione del proprio prestigio attraverso il finanziamento di opere artistiche. Famosa quella dei Chigi e quella dei Medici che trasformarono Firenze in uno dei centri culturali più importanti dell’epoca. Qualche secolo dopo agli inizi del 1900 famosa anche la famiglia americana dei Guggenheim, in particolare di Solomon che di dedicò al collezionismo di opere d’arte, creò una fondazione, supportò i talenti artistici a lui contemporanei. Nel presente vi sono i c.d. mecenati del 2000 cioè enti o soggetti che finanziano il restauro di edifici, quadri, prodotti artistici. Un nome su e per tutti la “Fondazione Bill e Melinda Gates” non senza tralasciare i tantissimi nomi dell’industria e della moda nostrani.

Ultimo, recentissimo esempio di come i flussi finanziari possono trovare una strada, una collocazione non perversa che si contrappone alla logica del male e della guerra ci viene dato dalla crisi Ucraina. In questi giorni abbiamo appreso dai media che il teatro della città di Mariupol, rifugio di civili soprattutto donne e bambini, è stato bombardato da un aereo russo, sebbene sul pavimento del cortile fosse stata posta una scritta “bambini” visibile dall’alto. Ora, a prescindere dal convincimento e dalla colorazione politica di ciascuno, appare del tutto encomiabile e condivisibile la decisione del Ministro Franceschini, approvata dal Consiglio dei Ministri, di riedificare con fondi del nostro bilancio statale il Teatro di Mariupol appena sarà possibile, con l’hastag: i teatri di ogni paese appartengono a tutta l’umanità. Nel ripudiare la guerra, quindi, proviamo ad affermare i principi universali della solidarietà, dell’altruismo, della libertà, della civile convivenza tra i popoli, della pace. Come abbiamo visto la storia ci dimostra che è possibile invertire i flussi finanziari invece che destinarli alla guerra destinarli ad opere di bene, di un bene comune che assicuri a tutti serenità, prosperità, sviluppo, progresso, promozione e crescita umana, culturale ed artistica, in un paradigma di cristiano benessere.

Mdl Giuseppe  Taddei

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Pubblicato da maestrilavoro

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