L’apoliticità del nostro statuto, non può ledere il diritto costituzionale di esprimere le proprie opinioni

Di SERGIO BOLLANI

Dallo Statuto risulta che la nostra Associazione,  Maestri del lavoro di Milano, si impegna a “prodigarsi al di sopra di ogni indirizzo politico e sindacale per assolvere all’esemplare missione sociale ed umana che ai benemeriti del lavoro compete nella società italiana”. Ne deduco che tale affermazione debba essere interpretata come un invito a non essere sottoposti, nello svolgimento della nostra missione, ad alcun condizionamento politico. Diversamente inteso, non si capirebbe come, in un contesto altamente politicizzato, si possa fornire ogni possibile, generoso apporto di esperienza per la soluzione dei problemi tecnici, economici e sociali (vedasi art.4), senza invadere l’orticello della politica.

Ciò premesso, ritengo che l‟apoliticità dichiarata dallo statuto, non possa ledere il diritto costituzionale di manifestare liberamente le proprie opinioni da parte del singolo iscritto dovendosi, se mai, attribuire tale dettato agli atti propri della Federazione.

Una Associazione è giudicata territorialmente viva e socialmente partecipe se fa sentire la voce dei propri iscritti: il tacere, non vedere e non sentire, attribuisce alla stessa l‟immagine di una bocciofila che, seppure dignitosa, non è certo quella che il nostro statuto vuole ispirare. È necessario pertanto che, secondo immagine, i Maestri del Lavoro siano messi nella condizione di potersi esprimere nei confronti di ogni episodio che, in base alla loro moralità ed esperienza, sia giudicato potenzialmente dannoso per la comunità.

In caso contrario, si perderebbe il prezioso contributo sollecitato e, in particolare, quello fornibile da chi, fra noi, ha maturato esperienze dirigenziali nel guidare le aziende fuori da crisi di varia natura, ivi comprese quelle indotte da scelte politiche del momento.

Ciò non significa imbastire tribune elettorali o attività similari, ma semplicemente richiamare, con la massima cura e senza pregiudizi, l‟attenzione degli Associati su vicende da trattarsi in base alla nostra formazione ed esperienza. Come dire che deve essere una attività condotta nel rispetto dell’etica della morale e nell’ambito di una informazione di qualità il che significa che ci si deve esprimere con misura e senza sudditanza, nei confronti di qualsiasi atto, anche politico, qualora ritenuto dannoso per la comunità. In sintesi, ritengo che vietare la libera circolazione di opinioni in ambito locale a mezzo dei nostri mezzi di comunicazione, costituisce violazione dello statuto perché, di fatto, disarma la capacità di intervento collaborativo dallo stesso sollecitato.

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