
Invio il rapporto realizzato dal CeSAF Maestri del Lavoro al fine di farvi conoscere meglio la nostra storia e, soprattutto, l’impegno e la dedizione che i soci del CeSAF devono mettere a favore dell’Associazione. Si richiede collaborazione e partecipazione. Negli ultimi tempi mi sono trovato solo con il segretario a darmi una mano e qualche giovane volontaria universitaria. I presidi e alcuni che in passato erano vicinissimi non rispondono neanche su WhatsApp o al telefono.
È necessario avere un incontro per definire i comportamenti ed eventualmente snellire il gruppo, rinnovando cariche e compiti. Tra poco iniziano i lavori a Villa Vitrone, la sede si allarga avendo a disposizione, oltre l’ultimo piano completo, anche parte dei giardini e dei depositi. In più, arriverà personale della Provincia per l’ordinaria gestione.
Con questo preambolo e in attesa di ricostruire le operatività con le scuole e i dirigenti scolastici, ricordo chi siamo.
Analisi Comparativa delle Onorificenze del Lavoro in Italia: La Distinzione Fondamentale tra la Stella al Merito del Lavoro per Dipendenti e l’Ordine al Merito del Lavoro per Imprenditori
Il presente rapporto è stato redatto per analizzare la questione relativa agli imprenditori insigniti del titolo di “Maestro del Lavoro”. Sebbene l’interesse per il tema sia significativo, la ricerca ha rivelato una distinzione fondamentale e spesso confusa tra due onorificenze di merito del lavoro istituite dallo Stato italiano. L’intento, quindi, è superare l’errata quaestio per fornire una trattazione esaustiva e accurata. L’obiettivo principale è definire in modo preciso e dettagliato la “Stella al Merito del Lavoro”, che conferisce il titolo di “Maestro del Lavoro”, e l’ “Ordine al Merito del Lavoro”, che conferisce il titolo di “Cavaliere del Lavoro”.
Verranno esaminati i rispettivi criteri, le basi normative e i processi di conferimento per dimostrare, con prove concrete, che le due onorificenze sono destinate a categorie di lavoratori profondamente diverse e non sovrapponibili. La loro analisi comparativa offrirà un quadro chiaro del significato e della funzione sociale di ciascun riconoscimento.
La “Stella al Merito del Lavoro” è una decorazione statale della Repubblica Italiana che premia i meriti dei lavoratori dipendenti, conferendo loro il titolo di “Maestro del Lavoro”. L’onorificenza ha le sue origini nel Regno d’Italia, con un regio decreto del 30 dicembre 1923, n. 3167, che la istituì per i lavoratori, distinguendola da onorificenze precedenti destinate agli imprenditori. Dopo un periodo di quiescenza, fu riattivata e riordinata con la Legge n. 2389 del 18 dicembre 1952, e successivamente aggiornata dalla Legge n. 143 del 5 febbraio 1992.
Il percorso storico della Stella rivela un’evoluzione dei requisiti che ne ha trasformato il significato. Originariamente, l’età minima per il conferimento era di 35 anni, ma la legge del 1992 ha elevato il requisito a 50 anni di età e a un’anzianità lavorativa ininterrotta di almeno 25 anni. Questo innalzamento dei limiti non è un mero aggiustamento burocratico, ma suggerisce una transizione concettuale del riconoscimento. Non si tratta più solo di premiare un singolo atto di perizia o un’innovazione, ma di celebrare un’intera carriera professionale. Il titolo di “Maestro” non è attribuito a un semplice “bravo operaio”, bensì a una figura di esperienza e saggezza, un punto di riferimento morale e tecnico per le generazioni future. L’onorificenza, in questo senso, riconosce la dedizione a lungo termine e la stabilità, valori considerati cruciali nel contesto economico e sociale italiano.
L’onorificenza è riservata ai cittadini italiani che si siano distinti per meriti singolari di perizia, laboriosità e buona condotta morale. La perizia è intesa come il perfezionamento continuo delle proprie capacità professionali, la laboriosità come un impegno notevole e costante, mentre la buona condotta morale è vista come un requisito fondamentale per “essere di esempio, incitamento, insegnamento agli altri”. A questi criteri di base si aggiungono meriti specifici, quali:
- Invenzioni o innovazioni nel campo tecnico e produttivo.
- Contributo originale al perfezionamento delle misure di sicurezza sul lavoro.
- Impegno nella formazione e istruzione delle nuove generazioni nell’attività professionale.
Questi criteri non sono meramente quantitativi o legati alla produttività economica. L’accento sulla “buona condotta morale” e sulla trasmissione del sapere alle nuove generazioni rivela che il riconoscimento è intrinsecamente legato a un modello etico del lavoro. Il premio non riguarda solamente ciò che il lavoratore ha prodotto, ma chi è diventato e il valore che ha saputo infondere nella comunità. Questa onorificenza premia il lavoratore non solo come esecutore, ma come pilastro della società, valorizzando la dimensione sociale ed etica del suo ruolo, oltre a quella puramente tecnica ed economica.
I requisiti di eleggibilità includono, oltre all’età e all’anzianità, l’essere un lavoratore dipendente di imprese pubbliche o private. È prevista un’eccezione per i lavoratori italiani all’estero, ai quali può essere concessa l’onorificenza anche senza l’anzianità lavorativa richiesta, purché abbiano dato prova di patriottismo, laboriosità e probità.
Il titolo di “Maestro del Lavoro” viene conferito con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le proposte di conferimento possono essere inoltrate da aziende, organizzazioni sindacali e assistenziali, o direttamente dai lavoratori interessati. Le insegne vengono poi consegnate in una cerimonia solenne che si tiene annualmente il 1° maggio, in occasione della Festa del Lavoro, presso le Prefetture. La Federazione Nazionale Maestri del Lavoro, un ente del Terzo Settore riconosciuto dal D.P.R. 1625 del 14 aprile 1956, accoglie gli insigniti che desiderano identificarsi nei suoi principi. La Federazione dovrebbe svolgere un ruolo attivo nella promozione della cultura del lavoro e nell’orientamento delle nuove generazioni, confermando l’orientamento sociale dell’onorificenza. Cosa che in molte province non succede, specialmente nella nostra, da qui la nascita del CeSAF voluta dal compianto Presidente della Federazione Gianluigi Diamantini, che è andato ben oltre le aspettative, realizzando attività e il Museo Olivetti, cosa che nessun altro Consolato al mondo è riuscito a fare. Abbiamo un placement (collocamento, ndr) per cui offriamo opportunità ai neolaureati e diplomati di trovare un lavoro sul nostro territorio, in accordo con Talenti srl e Randstad spa.
L’Ordine al Merito del Lavoro: Il riconoscimento per gli Imprenditori
In parallelo alla “Stella al Merito del Lavoro”, esiste un’onorificenza specificamente destinata alla categoria degli imprenditori: l’ “Ordine al Merito del Lavoro”, che conferisce il titolo di “Cavaliere del Lavoro”. Istituito con regio decreto del 9 maggio 1901, n. 168, questo ordine cavalleresco era sin dall’inizio concepito per riconoscere gli imprenditori che si erano distinti per il loro contributo all’economia nazionale. A differenza del titolo di “Maestro del Lavoro” per i dipendenti, l’onorificenza di “Cavaliere del Lavoro” premia i protagonisti del mondo del lavoro per il loro “spirito di iniziativa, coraggio e intelligenza imprenditoriale”. Le norme che regolano l’Ordine sono state aggiornate con la Legge n. 194 del 15 maggio 1986.
L’onorificenza di Cavaliere del Lavoro può essere concessa a imprenditori e manager italiani (o anche stranieri, sebbene la prassi privilegi i cittadini italiani) che abbiano contribuito in modo significativo all’incremento dell’economia nazionale e all’elevazione economica e sociale dei lavoratori, creando ed espandendo attività in settori chiave come agricoltura, industria, commercio, turismo e servizi. Il loro merito non risiede nella perizia o nella laboriosità individuale, ma nella capacità di generare valore, occupazione e benessere per la comunità attraverso la loro leadership e visione d’impresa. Le candidature sono proposte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che presiede il Consiglio dell’Ordine.
Il profilo dei “Cavalieri del Lavoro” è ben rappresentato da figure storiche e contemporanee che hanno plasmato il tessuto economico del Paese. Le liste degli insigniti includono nomi di spicco come Gianni Agnelli, Pietro Barilla, Rina Brion Tomasin, Enzo Ferrari, Emilio Lavazza, Guglielmo Marconi e Adriano Olivetti. Questi esempi confermano che l’onorificenza è riservata a fondatori, leader industriali e visionari che hanno costruito e diretto imprese di grande impatto, non a dipendenti che hanno eccelso nella loro mansione.
La distinzione tra le due onorificenze non è puramente terminologica, ma riflette due ruoli sociali ed economici diversi e complementari. Il “Maestro del Lavoro” è un lavoratore dipendente che si distingue per meriti professionali e morali all’interno della sua attività, mentre il “Cavaliere del Lavoro” è un imprenditore o un manager che si distingue per il suo contributo allo sviluppo economico e sociale. L’esistenza di due riconoscimenti separati, ciascuno con il proprio processo e criteri (Ministero del Lavoro per i Maestri, Ministero delle Imprese per i Cavalieri), formalizza la valorizzazione di entrambi i pilastri del sistema produttivo italiano: il capitale umano e la visione imprenditoriale. Le due onorificenze, pur essendo autonome, sono complementari e rappresentano la sinergia tra l’eccellenza nell’esecuzione (Maestro) e l’eccellenza nella visione e nella creazione (Cavaliere).
La prova più evidente della netta separazione tra le due onorificenze risiede nell’analisi delle liste dei decorati. Gli elenchi dei “Maestri del Lavoro” sono composti esclusivamente da lavoratori dipendenti, mentre quelli dei “Cavalieri del Lavoro” contengono i nomi di imprenditori e leader aziendali.
Questi e altri esempi tratti dagli elenchi recenti mostrano che i premiati sono lavoratori di grandi società pubbliche o private come Leonardo, Poste Italiane, Enel, Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. L’assenza di fondatori o di imprenditori autonomi da questi elenchi costituisce una prova inequivocabile della natura del premio.
L’analisi condotta conferma che l’onorificenza di “Maestro del Lavoro” è riservata in via esclusiva ai lavoratori dipendenti che si sono distinti nel corso della loro carriera per meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale. Il riconoscimento per gli imprenditori e i manager, d’altra parte, è l’onorificenza di “Cavaliere del Lavoro“, conferita per il loro contributo allo sviluppo economico e sociale del Paese. La coesistenza e la chiara separazione di questi due titoli non è casuale, ma riflette un sistema di valori profondamente radicato nel tessuto economico e sociale italiano. Tale sistema premia in maniera distinta ma complementare sia il merito del singolo lavoratore che contribuisce con dedizione, sia la visione dell’imprenditore che crea opportunità e prosperità. La valorizzazione congiunta del capitale umano e della leadership imprenditoriale rappresenta la testimonianza di un approccio olistico al lavoro, un ponte tra il passato e il futuro del mondo produttivo in continua evoluzione.
Ho avuto occasione nelle edizioni del CeSAF Maestri del Lavoro di pubblicare un libro “Maestri del Lavoro in Camicia nera“, stampato dal prestigioso editore Rubbettino, dove si esamina la valenza che il regime dava al lavoro e a come lo premiava. L’onorificenza, che conferiva il titolo di “Maestro del Lavoro”, era parte integrante della politica sociale e del sistema corporativo. I criteri per la concessione della Stella non erano legati solo alla professionalità, ma anche alla “buona condotta morale”, un requisito che nel contesto dell’epoca assumeva un significato chiaramente allineato con i valori del fascismo. I Maestri del Lavoro erano considerati un esempio di dedizione e perizia, incarnando l’ideale del lavoratore disciplinato e produttivo al servizio della Nazione.
In linea con le direttive del fascismo, si ritiene che i Maestri del Lavoro abbiano svolto attività di formazione e mentorship, con un ruolo attivo nel preparare le nuove generazioni, in particolare i giovani balilla, al mondo del lavoro. Questo rientrava nella più ampia strategia mussoliniana di controllare l’educazione e la formazione dei giovani per indottrinarli ai propri ideali.
Da qualche articolo dell’epoca si evinceva che esisteva un vitalizio o una pensione specifica aggiuntiva direttamente collegata al titolo di “Maestro del Lavoro”, ma purtroppo questo non è dimostrabile. Durante il Ventennio, le politiche sociali si concentrarono sulla previdenza e assistenza in generale (come gli assegni familiari o la creazione di enti come l’INPS), ma il titolo onorifico non sembrava comportare un beneficio economico diretto sotto forma di vitalizio. La Stella era principalmente un riconoscimento morale e sociale, un premio per l’eccellenza professionale e la fedeltà al regime, piuttosto che un beneficio previdenziale.
A tal proposito, è importante notare che la Federazione Nazionale Maestri del Lavoro, come associazione autonoma, è stata istituita solo nel dopoguerra, precisamente il 27 marzo 1954. Anche se nata in regime democratico si comporta in linea con il corporativismo, Sindacato Unico e niente deviazioni, anche se il CeSAF è stato l’unico a rompere questo andazzo. L’onorificenza veniva conferita direttamente dallo Stato, e la sua gestione era parte del sistema fascista.
Ricordo gli iscritti Cavalieri del Lavoro che collaborano con il CeSAF: dott.ssa Stefania Brancaccio, Alessandro Pasca di Magliano, Giorgio Pino, l’Academia della Laminazione Sottile di Massimo Moschini, Carlo Pontecorvo.
Tra i Maestri del Lavoro va ricordato Luigi Arisio (1926-2020), capo del Coordinamento dirigenti e Quadri FIAT. A lui si deve l’organizzazione dell’assemblea al Teatro Nuovo di Torino che, per sua iniziativa, si trasformò nella storica marcia del 14 ottobre 1980. Fu un’azione inaspettata che segnò la fine di 35 giorni di sciopero e un punto di svolta nei rapporti tra sindacato e azienda in Italia.
Luigi Arisio fu insignito della Stella al Merito del Lavoro e successivamente ne divenne una figura di grande rilievo. Dal 1995 al 2005, ricoprì infatti la carica di Presidente della Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro, un ruolo che sottolinea il suo impegno a favore del valore del lavoro. Nel 1983, l’anno della svolta politica in Italia, Arisio fu eletto deputato della Repubblica Italiana con il Partito Repubblicano, a conferma del suo peso anche in ambito politico.
Gli articoli dell’epoca e le successive biografie lo descrivono come l’uomo che diede una voce e una direzione al malcontento dei “colletti bianchi” della FIAT, stanchi dei picchetti e delle violenze. La marcia, nata dal passaparola, divenne un simbolo di resistenza non contro l’azienda, ma per il diritto al lavoro.
Corradino D’Ascanio è una delle figure più significative nella storia dell’ingegneria italiana. La sua fama è indissolubilmente legata a due invenzioni che hanno segnato la storia dei trasporti: il prototipo dell’elicottero moderno e la Piaggio Vespa. L’elicottero: D’Ascanio fu uno dei pionieri nel campo dell’elicottero. Negli anni ’20, lavorò intensamente per risolvere i problemi di stabilità e controllo di questi aeromobili. Nel 1930, con il suo prototipo D’AT3, stabilìa e distanza, dimostrando la fattibilità del volo verticale. La sua intuizione fu quella di utilizzare un sistema di pale snodate, che risolveva molti dei problemi tecnici d tre record mondiali di durata, altezzell’epoca. Nonostante le sue invenzioni abbiano gettato le basi per lo sviluppo dell’elicottero, il suo progetto non ebbe il successo commerciale sperato.
Corradino D’Ascanio fu insignito della Stella al Merito del Lavoro il 1° maggio 1958.
La Vespa: La sua invenzione più celebre, tuttavia, nacque “contro voglia”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Piaggio commissionò a D’Ascanio un veicolo a due ruote semplice, economico e facile da guidare. D’Ascanio, che detestava le motociclette tradizionali, le riteneva sporche e scomode. Progettò quindi un veicolo che combinava le caratteristiche di un’auto e di una moto: aveva la ruota di scorta, una carrozzeria che proteggeva il pilota, un cambio sul manubrio e un motore compatto. Nacque così la Vespa, un’icona del design e del costume italiano che ha rivoluzionato la mobilità di massa in tutto il mondo.
Luigi Kullmann è un esempio di come l’onorificenza di “Maestro del Lavoro” possa essere conferita non solo per la professionalità in un’azienda, ma anche per una vita di impegno e per una condotta morale esemplare. Kullmann è noto soprattutto per il suo eccezionale contributo al mondo dello sport e della comunità di Monza. Carriera sportiva: Giocatore, allenatore e dirigente, fu una figura di spicco dell’hockey su pista italiano. Fondatore dello Skating Hockey Club Monza nel 1933, raggiunse la Nazionale e partecipò ai campionati mondiali. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, divenne un dirigente d’azienda, ma continuò a dedicare gran parte della sua vita alla promozione dello sport, soprattutto tra i giovani.
Kullmann fu un pioniere nel campo del volontariato sportivo. Ricoprì cariche importanti in diverse associazioni, come la presidenza del Panathlon Club Monza e degli Ufficiali in Congedo, e si impegnò attivamente in iniziative di beneficenza. È ricordato per la sua instancabile attività di raccolta fondi per la comunità, come quella per la costruzione di camere sterili per il reparto di ematologia dell’ospedale di Monza.
Luigi Kullmann ricevette la Stella al Merito del Lavoro nel 1981.
Mauro Nemesio Rossi
Caserta, 7 settembre 2025