Bruno Iorio tra i fondatori di “Fotografia comparata”, i suoi libri nella biblioteca di Maddaloni

La sala conferenze della Biblioteca Comunale di Maddaloni
intitolata a Bruno Iorio: un presidio di cultura e democrazia

Il tema della crisi del parlamentarismo, oggi più attuale che mai, è stato a lungo al centro degli studi del compianto Bruno Iorio, stimato docente universitario intellettuale prestigioso. I suoi preziosi volumi e le ricerche sono a disposizione dell’intera collettività grazie a una donazione della vedova, la professoressa Annamaria Rufino. L’intitolazione della sala conferenze a Iorio e il contestuale dono del fondo librario alla Biblioteca di Maddaloni, si è svolta  il  9 maggio 2026 ,  rappresenta un omaggio alla memoria e nuovi occasioni di studio. L’evento si è svolto in un momento storico delicato in cui, come ha sottolineato con forza Massimo Cacciari nella sua appassionata relazione, “il Parlamento praticamente non esiste più”. All’ iniziativa ha preso parte il sindaco di Maddaloni, Andrea De Filippo, che ha sottolineato il valore civile dell’operazione.
Bruno Iorio si formò come assistente di Riccardo Campa, figura della storiografia politica italiana e punto di riferimento dell’Università Federico II di Napoli Ordinario di Storia delle Dottrine Politiche, è stato per generazioni di studenti un maestro di rigore filologico, dotato di una sensibilità non comune per le dinamiche intrinseche del potere.  Campa è stato per decenni un ponte ideale tra la tradizione liberale classica e la complessa cultura europea, indagando incessantemente il nesso inscindibile che lega la libertà individuale all’ordine costituzionale.
Iorio seppe ereditare da Campa la rara capacità di interpretare i fenomeni politici non come semplici eventi contingenti, ma come manifestazioni tangibili di correnti filosofiche sotterranee e profonde.
La lezione di Iorio e il rigore intellettuale di Campa ci suggeriscono che la democrazia può sopravvivere solo se fondata sulla netta distinzione dei poteri e sulla autorità della rappresentanza parlamentare. Il dibattito svoltosi a Maddaloni ha ribadito il concetto fondamentale delle istituzioni democratiche che debbono essere portatrici di cultura riconosciuta dai cittadini specie là dove si annidano  i germi del decisionismo autoritario e bloccarli  prima che essi diventino esplosivi. Quando nell’attuale, epoca segnata da una frammentazione sociale e politica sempre più esasperata, nella Biblioteca Comunale di Maddaloni c’è stato un confronto di altissimo profilo, offrendo spunti preziosi per una disamina rigorosa sullo qualità delle nostre istituzioni.
Massimo Cacciari, nel suo intervento, ha ripreso i temi più cari allo studioso scomparso, denunciando l’attuale deriva verso un “campo di frammenti” istituzionale. Al centro della sua critica vi è il pericoloso ribaltamento del rapporto tra potere legislativo ed esecutivo. Se secondo la dottrina classica la sovranità legislativa deve risiedere nel Parlamento, la realtà odierna ci consegna Camere ridotte a meri uffici di ratifica per i decreti governativi. Questo scivolamento verso un “governo per decreti” rappresenta, nell’analisi di Cacciari, il primo e più preoccupante passo verso un inesorabile tramonto democratico.

In questo scenario emerge l’ombra di Carl Schmitt, il filosofo tedesco che teorizzò il decisionismo e l’idea che l’essenza del potere risieda in colui che decide nello “stato di eccezione”. Cacciari ha messo in guardia contro quello che definisce “pseudo-decisionismo” contemporaneo: un sistema dove il leader di turno pretende di annullare la mediazione dei partiti e dei corpi intermedi, dichiarando in modo demagogico “io sono te” al popolo. Quando la rappresentanza cessa di filtrare e metabolizzare le istanze della società civile, la democrazia implode, lasciando spazio a populismi che richiamano i periodi più bui del secolo scorso.
Per Bruno Iorio, infine, il federalismo non era un paravento per egoismi territoriali o spinte secessioniste, bensì la chiave di volta per la rinascita del Mezzogiorno. Egli rifiutava con sdegno tanto il meridionalismo del lamento quanto quello di stampo reazionario, proponendo una riforma istituzionale capace di responsabilizzare pienamente le regioni. La sua visione di autonomia poggiava su basi solide: territori capaci di autoreggersi e gestire le proprie risorse con efficienza, mantenendo però sempre salda la solidarietà nazionale e le funzioni sovrane dello Stato, a partire dalla politica estera e dalla difesa comune.

Pubblicato da maestrilavoro

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