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Ricordo di Maradona: Diego anche il sole risorge

di Giuseppe Ferraro 
Ricordo quella scritta sul muro “DIEGO ANCHE IL SOLE RISORGE”, era in via Catullo accanto all’Hotel Paradiso. Allora stava vivendo un brutto momento. Come sono strane e irreali le cose che si prendono il verso simbolico virandone il senso altrove. Soltanto qui poteva arrivare, quella scritta lo aspettava.
Capisci che il reale non è vero. Capisci che gli Dei non invecchiano, se ne vanno prima che faccia sera, per lasciare acceso il sole nell’azzurro del cielo.
Si resta in piedi tutta la notte, si resta tesi e non si capisce la tensione, perché non è per qualcosa che sei teso, perché è tutto, vegli e vigili perché non è reale. La persona che ti è cara si porta appresso il mondo che ti ha portato dentro, è una donazione impersonale. Non è vero, non è possibile, non ci credo. È questo che ripeti a chi dice che è reale. Capisci così che vero è l’impossibile e l’incredibile. È lo stesso che dici della meraviglia. Non appartiene a questo mondo, è fuori del tempo. Capisci che vero e reale non si corrispondono, né arrivano allo stesso punto dello stesso luogo alla stessa ora, mai. Capisci che vero è quel che squarcia il tempo e fa un solo istante di ogni momento. Gli Dei non invecchiano. Il mito racconta che nascono da Kronos, vengono fuori dal tempo, che divora i suoi figli. Gli Dei sfuggono a Crono, sono fuori della cronaca. Non invecchiano. La cronaca li perseguita, ma non riesce a toglierli dal gesto e dalla figurazione che si ripete in istantanea nell’immaginazione, aprendo una porta della vita fuori della realtà.
Così “si resta all’erta tutt’a nuttata, pensanne addo si state”, per Pino Daniele e per Maradona. E non ci credi, perché si può credere solo a quello che non è reale, perché non puoi perdere la meraviglia che ti hanno dato. Credere è trattenere.
Non sarà così per tanti, per molti, non sarà così per tutti. Sarà però che vero è l’incredibile, l’eccezionale, l’impossibile, l’impensabile, com’è questa Città, fuori del tempo e della realtà, eccezionale, incredibile e vera. Non è possibile “metterla a sistema”, se non per farle male. Questa potenza di nominare il divino, di farlo essere vero, è la sua, la nostra, la mia passione. Questa città si unisce nell’incredibile, lo vive. È il fenomenale che la unisce e che ospita e celebra. È sconvolgente. Ti fa amare e odiare chi non ama.
Napoli è Maradona. Quando è arrivato qui, c’era già prima, come chiunque è napoletano per questa via, anche se è nato e vive altrove. Chiunque sente quest’inquietudine di non essere io se non per trasfigurazioni. Ti fa pensare a questo “fenomeno”, perché o si è fenomenale o non si è “nisciune”.
Alla finestra questa sera ci sarò anch’io, saremo tutt’insieme a dare voce al suo nome, nessuno ci crederebbe. Viviamo solo l’eccesso, il fenomenale. Ci riconosciamo solo per ciò che eccede. Altrove è il superfluo qui il fenomenale è l’essenziale, come la bellezza qui è eccedente e altrove superflua. Qui è essenziale come il vero non è reale. E ci ritroviamo daccapo a non capire come si fa a non capire che restiamo svegli e tesi tutta una notte pensando a dove e come siamo stati. Anche gli scudetti qui non devono essere una collezione, ma un’epopea straordinaria che ci vuole un’intera generazione a raccontarla, devono essere eccezionali, incredibili, mai scontati e mai dati per sconto.
Ero in una riunione quando è arrivata la voce, non la notizia, ma la voce, come quella che senti dentro e sono sicuro che ce lo sentivamo dentro. Ero a una riunione dove ci spiegavano per convincerci su come fare a stabilire una clientela per sostenere sul mercato l’attività di un’impresa. Cercavo di spiegare che bisogna entrare dentro la cultura e la mentalità di queste regioni per capire come starci dentro e rivoltarle, ma non per sistemarla come altrove sono sistemate. Qui il “sistema” è del male. Il mercato non è delle merci, qui ci sono le relazioni. Nessuna cosa è reale quanto sono vere le relazioni. E quanto sono singolari. Dicevo che bisogna andare al fondo della cronaca per strapparle il tempo con la rabbia del bene e cercare il bene dentro il male che la nasconde, quello che ti si mette addosso e non fa capire più niente dell’eccezionale, dell’incredibile e vero. Bisogna rivoltarlo e rivoltarsi come in questi giorni, ma non per finire nella cronaca, ma nella leggenda, nell’incredibile di gesti di comunità che contrastano l’epidemia e lasciano vedere, toccare, sentire, operare.
Questa è la Città di Maradona, dell’eccezionale, del fenomenale, della meraviglia, dell’incredibile e vero. Penso sempre a Pino pensando a Maradona, siamo fra l’uno e l’altro. Stiamo così. Musicanti senza permesso di normalità, fuori della realtà, per dirne tutta la verità. Si può essere così e operare, fare cose eccezionali e donazioni straordinarie, ed un’impresa fenomale. Ci proviamo ogni giorno. Questa è la verità.
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Pubblicato da maestrilavoro

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