IL questore Longo all’ITC Stefanelli di Mondragone

Mondragone – “I latitanti prima o poi li prenderemo; l’importante è che si blocchi la carriera di coloro che aspirano al loro posto”. E’ la risposta che il questore di Caserta Guido Nicolò Longo ha dato ad uno studente dell’ultimo anno dell’Istituto Tecnico Commerciale Stefanelli durante l’incontro sulla legalità promosso dalla Federazione Maestri del Lavoro d’Italia.
L’iniziativa, che si inquadra nel progetto Scuola-Lavoro, a livello nazionale riguarda principalmente la sicurezza e l’avvio al lavoro, mentre in Campania spazia anche sulla legalità. Un impegno sul quale gli insigniti dal Presidente della Repubblica mettono a disposizione degli studenti l’esperienza maturata in oltre 35 anni di attività nei reparti di produzione e non solo.
La presenza del capo della polizia, in un istituto di un territorio a rischio, ha voluto significare che lo Stato esiste ed è presente.
Oltre al questore a relazionare sulla Costituzione, arma di democrazia e libertà, è stato il giornalista Mauro Nemesio Rossi, Maestro del lavoro e membro della commissione nazionale della federazione Maestri del lavoro.
Sono intervenuti anche il sindaco di Mondragone Achille Cennami, l’assessore alla legalità ed all’ambiente Mario Fusco. Per la guardia di finanza era presente il luogotenente Carmine De Biasio.  Ed ancora: il capo della Digos Vincenzo  Palmiero,  i maestri del lavoro del consolato di Napoli Antonio Palladini e Mariano Mallozzi; molti docenti  con i coordinatori del progetto sulla legalità, prof: Pietro Ciriello, Marta Landolfo, Teresa Carlotta Papa, Giuseppina Storino e Maddalena Zeola.
A ringraziare gli ospiti è stata la dirigente scolastica Nunzia Mallozzi. Si è rivolta al questore per la disponibilità dimostrata e per l’attaccamento mostrato verso il mondo dei giovani. “Così facendo ha dato un grande contributo alla crescita culturale e speranza per un futuro migliore.”
“Spesso si considera che la presenza della malavita organizzata sia prerogativa solo del nostro Mezzogiorno – ha spiegato ai giovani studenti il questore – ma di fatto non è così: Il fenomeno si diffonde in tutto il mondo e non solo nei paesi occidentali. La mafia sta in Giappone, in Cina, in America dove si dice che l’abbiano esportata i siciliani.”
Ha ricordato il giudice Giovanni Falcone, con cui ha lavorato, nel 17° anno dall’attentato di Capaci. Le sue intuizioni nel combattere i mafiosi hanno grande valenza ancora oggi.
Molte sono state le domande: dal sequestro dei beni destinati, al sociale, al riciclaggio del denaro sporco ed al ruolo delle banche.
“Chi maneggia il denaro ha delle regole e delle leggi imposte dallo Stato – ha concluso il questore – poi c’è sempre qualche istituto finanziario che può sbagliare, ma non è un caso che alcune banche identificate come quelle della mafia sono state chiuse.”

Manifestazioni, scuole varie
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