un tetto al prezzo: un termine che viene da lontano

 

In particolare per quanto attiene al gas in Europa il principale mercato è il famigerato e fin troppo noto TTF olandese (Title Transfer Facility) un punto virtuale di scambio (altrimenti chiamato hub) ove sono trattati quantitativi per consegne a breve e contratti future per consegne a termine.  

Nel corso del tempo, sebbene limitato alle sole contrattazioni europee del gas, questo mercato ha acquisito sempre maggiore rilevanza ed è divenuto il punto di incontro tra importatori ed esportatori del c. d. vecchio continente. Successivamente ha assunto una rilevante funzione di mercato finanziario dove si scambiano titoli appoggiati alla sottostante commodity (gas).  

In tal modo, nello specifico, la materia prima gas passa di mano almeno una ventina di volte in transazioni finanziarie ed arbitraggi prima di giungere all’utilizzo finale. E’ abbastanza evidente che, sebbene possa variare di poco il prezzo ad apertura delle contrattazioni giornaliere, nel corso delle negoziazioni, a fine giornata, quella piccola variazione si amplifica enormemente. E’ altresì abbastanza evidente che un prezzo di 300 €/MWh sia frutto essenzialmente di gigantesche speculazioni.  

Per provare a porre fine a questa spirale perversa di formazione del prezzo di una risorsa naturale indispensabile al funzionamento delle economie, alla sopravvivenza del sistema industriale, al benessere delle popolazioni, tra le tante proposte ed ipotesi avanzate e presentate, particolare interesse ha suscitato quella di porre un tetto al costo della materia prima rifacendosi ed utilizzando l’anglicismo di price cap.  

Apparentemente semplice nel suo funzionamento ed applicazione, sia nella sua formulazione teorica e scientifica nei termini della economia politica, sia nei termini pratici della politica economica, soggiace a tecnicismi complessi  e di non facile esplicazione. N.d.r. Molto semplicisticamente e sinteticamente l’economia politica è lo studio dell’impiego razionale delle risorse; la politica economica è l’insieme delle regole e delle azioni con le quali un governo realizza i suoi obiettivi economici e sociali. In economia politica la formula del tetto al prezzo di una utility, come detto in inglese price cap, non è una invenzione di questi giorni, ma risale agli anni ottanta.  

E’ una forma di regolamentazione dei monopoli naturali per evitare che il singolo soggetto (monopolista) detentore di una determinata materia prima di pubblica utilità possa commercializzarla ad un prezzo che stabilisce a suo libero piacimento. Il principio di applicazione del price cap può essere di duplice attuazione: 1) regolamentazione del tasso di rendimento; 2) regolamentazione del limite alle entrate. Nel primo caso è il prezzo della materia prima ad essere parametrato e confinato entro il tasso di inflazione ed entro il tasso di efficienza/produttività della specifica impresa; nel secondo caso è il tetto delle entrate totali del monopolista a soggiacere alla medesima regola, cioè essere contenuto in un margine prefissato. In politica economica il price cap, cioè il limite massimo al prezzo di una materia prima, consiste nella fissazione di un valore oltre il quale questo non verrebbe più acquistato dai Paesi che decidono di adottarlo.  

Molto semplicisticamente mentre in economia politica è una autorità di regolamentazione, oppure un’altra autorità centrale, p. es. il governo, ad imporre un limite al monopolista, in politica economica è uno o più Paesi sovrani che decidono di non acquistare una determinata cosa o materia oltre un certo predeterminato prezzo da uno o più Paesi esportatori.  

Con altre parole e da altra prospettiva, mentre nel primo caso si agisce sul versante della offerta cioè non si può vendere oltre un certo prezzo, nel secondo caso si agisce sul versante della domanda cioè non si compra oltre un certo prezzo.  

In generale e ad ampio spettro il meccanismo del price cap al prezzo del gas, unitamente ad altre misure di integrazione ed a supporto, come quello proposto in sede europea dal Governo Italiano, oggi venuto alla ribalta, particolarmente attenzionato, ed al centro dei pubblici dibattiti, si prefigge un duplice obiettivo. In prima analisi quello di schermare, proteggere, almeno in parte, alcune categorie sociali specie quelle a basso reddito, e quelle produttive come le industrie c. d. energivore e non solo dal rialzo dei prezzi del gas come pure di quelli della energia elettrica. Quest’ultima, difatti, tra le varie fonti di produzione spesso alternative (eolica, fotovoltaica, idroelettrica, nucleare) ancora per molta parte è generata da impianti che utilizzano fonti fossili come il petrolio ed il gas. In secondo luogo si pone lo scopo di ridurre la dipendenza da un gruppo ristrettissimo di Paesi esportatori, ovvero da quello oltre gli urali che fino ad ora è stata l’unica fonte di riferimento, nonché di diversificare le fonti di approvvigionamento.  

Oltre che sul mercato all’ingrosso il price cap può essere stabilito anche per il mercato al dettaglio prevedendo un limite massimo di spesa per famiglie ed imprese con un meccanismo di compensazione da parte della finanza pubblica che ristorerebbe la maggiore differenza tra il prezzo medio pro tempore praticato dai produttori e quello entro il quale i clienti finali sarebbero protetti. Nella pratica attuazione l’imposizione di un tetto generalizzato, particolarmente esiguo ed assoluto a tutti i produttori, ovvero ad un solo, non risolve il problema della riduzione del prezzo a favore di una o più parti di acquirenti. Difatti nella prima ipotesi le vendite verrebbero canalizzate verso quegli utilizzatori finali disposti a comprare a prezzo di mercato. Nella seconda ipotesi si riprodurrebbe pedissequamente la medesima condizione, questa volta, tra il produttore monopolista e gli operatori del libero mercato.   

Tutto ciò pur considerando la presenza di vincoli fisici di medio termine quali la realizzazione dei canali di distribuzione e stoccaggio ed il finanziamento e l’utilizzo delle infrastrutture che nel caso del gas sono i gasdotti ed i rigassificatori che a loro volta richiedono non breve tempo per la progettazione, realizzazione, messa in opera.  

Piuttosto si possono seguire due modalità di efficace ed efficiente strutturazione del tetto. In un caso si può stabilire un prezzo in un range che tenga conto e rientri nella media storica dei prezzi dell’arco temporale antecedente la fase di criticità del mercato che ha spinto esponenzialmente le quotazioni verso l’alto. In questo modo, cioè stabilendo dei prezzi al di sopra del prezzo marginale di produzione (il costo vivo più un minimo di guadagno), ma nel contempo al di sotto di quelli di mercato che si vogliono calmierare, le aziende produttrici possono essere incentivate alla vendita sebbene con profitti più contenuti.  

Invece, nel caso in cui, come ad esempio un insieme di Stati come l’Europa, sia l’unico ovvero il principale acquirente presentandosi ed assumendo il ruolo di monopsonista (che accentra tutta la domanda del mercato) quale acquirente unico per tutte le importazioni può spuntare un prezzo, ovvero negoziare un tetto massimo, più favorevole e contenuto a beneficio dei partecipanti al consorzio di operatori acquirenti. Naturalmente il complessivo, massivo quantitativo acquistato va, poi, riallocato tra i diversi soggetti intervenuti.  

Non mancando di inquadrare, contestualizzare e riportarsi alle attuali vicende, che pericolosamente e pesantemente stanno incidendo e penalizzando il vivere quotidiano della nostra comunità nazionale come pure di quella europea, con particolare riferimento e ripresa di quanto detto in premessa, una conclusiva riflessione appare assumere tutti i caratteri della opportunità e della necessità.  

Nel corso degli anni la storia economica ci ha insegnato e dimostrato che la fiducia cieca e senza limiti nel libero mercato ha prodotto più danni che benefici; bisogna guardare e tenere conto dei c.d. fondamentali delle componenti economiche del mercato depurandole dalla finanza speculativa; programmare la politica economica in funzione della economia reale; favorire l’intervento dello Stato: al fine di regolamentare ed incidere sullo sviluppo del Paese, garantire il giusto equilibrio tra domanda ed offerta, tra interessi privati e sociali, contrastare i fenomeni di recessione e di crisi.

 Mdl Giuseppe Taddei 

Avatar

Pubblicato da maestrilavoro

ll “Centro Studi e Alta Formazione Maestri del Lavoro d’Italia” in sigla “CeSAF MAESTRI DEL LAVORO” è legalmente costituito in associazione culturale, senza scopo di lucro. Cura e promuove la formazione dei Maestri del Lavoro aderenti e degli affiliati laici intesi come persone non insignite Stella al Merito, ma che perseguono gli stessi fini quali: favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e a diffondere i sani principi a esso connessi, così come richiesto dal decreto del ministero del lavoro firmato dal presidente della repubblica per l’assegnazione della Stella al Merito.